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lunedì 23 dicembre 2013

Canada, emergenza gelo a Toronto: in 400mila senza elettricità

da www.ilsole24ore.com


Il sindaco Rob Ford potrebbe proclamare stato di emergenza. Emergenza freddo a Toronto. Una tempesta di ghiaccio ha portato neve e gelo nella principale città del Canada e nella maggior parte della zona orientale del Paese.
Circa 400mila persone sono rimaste senza elettricità nella regione ed è stato necessario fermare parte del trasporto pubblico. Molti viaggiatori sono rimasti bloccati agli aeroporti di Toronto, Ottawa e Montreal, dove decine di violi hanno subito ritardi o sono stati cancellati. Almeno undici vittime sono state attribuite all'emergenza maltempo negli Stati Uniti e in Canada. Il sindaco di Toronto, Rob Ford, ha definito la tempesta "una delle peggiori nella storia di Toronto", dicendo che oggi potrebbe essere proclamato lo stato di emergenza. Il primo cittadino ha spiegato che la priorità numero uno è ripristinare l'elettricità nei due ospedali cittadini

venerdì 6 dicembre 2013

Il Canada all’Onu: «Il Polo Nord è nostro»

da www.corriere.it

Controversie polari

Ottawa deposita un dossier alle Nazioni Unite per prevenire le mire di Danimarca e Russia

Il Canada reclama la sovranità sul Polo NordIl Canada reclama la sovranità sul Polo Nord Un secolo fa la corsa al polo era una faccenda di esploratori temerari e coraggiosi. Ora è una questione diplomatica sotto la quale si vedono gli interessi economici legati allo sfruttamento di un’area incontaminata e dalle grandi potenzialità, soprattutto con la prospettiva della sparizione entro qualche decennio del ghiaccio durante l’estate artica. Il Canada in questa lotta gioca d’anticipo e il 6 dicembre deposita presso una commissione specializzata Onu un dossier per affermare la sovranità di Ottawa sul Polo Nord geografico. Mettendo a segno un gol in contropiede nei confronti di Danimarca (tramite la Groenlandia) e Russia, gli altri due Paesi pretendenti.
COMMISSIONE - Di fronte alla Commissione Onu per i limiti della piattaforma continentale (Clcs) Stephan Harper, primo ministro conservatore canadese, ha fatto depositare una memoria di esperti con le prove geologiche necessarie per l’arbitrato delle Nazioni Unite. «Il governo intende assicurare la sovranità canadese sul Polo Nord», ha commentato mercoledì 4 dicembre Carl Vallée, portavoce del premier annunciando l’iniziativa presso l’Onu.
RATIFICA - La Commissione Clcs è stata creata nel 1982 nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), ratificata anche dall’Italia il 2 dicembre 1994. Gli Stati avevano a disposizioni dieci anni dalla data della ratifica per depositare un dossier. Il tempo a disposizione del Canada scade quest’anno, mentre la Danimarca ha a disposizione ancora tutto il 2014. Il dossier della Russia, depositato nel 20o2, è stato respinto a causa della debolezza delle sue argomentazioni scientifiche e Mosca dovrà presentarne un altro se vuole prendere parte all’arbitrato.
VALENZA SIMBOLICA E POLITICA - Secondo i commentatori canadesi, la mossa del primo ministro Harper avrebbe però solo una «valenza simbolica e politica», in quanto la placca oceanica profonda 4.500 metri sopra la quale è posizionato il Polo Nord geografico «non dispone di risorse petrolifere», come ha spiegato Frédéric Lasserre dell’Università Laval di Quebec , specialista di geopolitica artica. «È solo un gesto politico simbolico, per rimarcare la separazione dell’artico nordamericano da quello euro-asiatico», aggiunge Joël Plouffe, del Centro interuniversitario di ricerca sulle relazioni internazionali del Canada e del Quebec.
La bandiera russa nel 2007 sul fondale sotto il Polo NordLa bandiera russa nel 2007 sul fondale sotto il Polo NordPROVA - In pratica il Canada deve provare che esiste un’estensione geologica della placca continentale che va oltre le 200 miglia marine (370 chilometri) delle acque territoriali. Il fondale oceanico deve essere di natura identica alla placca continentale: molto difficile da provare. Nel 2007 una missione russa piantò una bandiera negli abissi nell’oceano Artico, proprio sotto la verticale del Polo Nord geografico, per rafforzare le rivendicazioni di Mosca. «Fornire le prove geologiche costerà al Canada un bel po’ di soldi in ricerche», ricorda Plouffe. «Ma così agli scienziati arriveranno parecchi fondi e ci sarà lavoro».
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venerdì 7 giugno 2013

L'accordo commerciale tra Canada e Ue rischia di incagliarsi sulla carne

da www.ilsole24ore.com

ReutersReuters
Quando la prossima settimana il primo ministro canadese Stephen Harper sarà in viaggio in Europa passerà gran parte del suo tempo tra Londra e l'Irlanda del Nord dove prenderà parte a un vertice del G8 per discutere con gli altri grandi di massimi sistemi. Ma il successo della sua visita si misurerà su quello che i suoi negoziatori riusciranno o meno a ottenere a Bruxelles discutendo di temi ben più terreni, come quanta carne di manzo debba entrare in Europa.
È infatti sul trattato commerciale tra Canada e Unione Europea che poggia un pezzo non irrilevante della premiership di Harper. Per più di un motivo. Il primo ministro canadese si è posto come obiettivo di diversificare i partner commerciali del proprio Paese, perché negli ultimi anni dipendere troppo strettamente dagli Stati Uniti si è rivelato rischioso. Allo stesso tempo però gli accordi firmati fino a oggi non hanno avuto la portata paragonabile a quella di un possibile deal con l'Unione europea. E quello con Bruxelles si sta rivelando più complesso del previsto: il tavolo negoziale venne aperto nel 2009 con l'obiettivo di chiuderlo due anni più tardi. Oggi, quattro anni dopo, nessuno è certo che l'accordo verrà siglato durante la visita ufficiale della prossima settimana.
I temi del negoziato sono vari, tra i principali spiccano i prodotti agricoli, il settore del procurement e i servizi finanziari. Ma uno dei punti più delicati del processo potrebbe rivelarsi proprio la questione della carne. Il Canada vorrebbe che i suoi produttori fossero autorizzati a esportare verso l'Europa ben più di 40mila tonnellate annue di manzo. Da Bruxelles nicchiano. Quella cifra si può raggiungere, forse anche superare di poco, ma senza spingersi troppo più in là. I produttori di Francia e Irlanda farebbero le barricate. E un peso massimo della politica europea come il presidente francese Francois Hollande, già alle prese con i problemi delle cantine transalpine a causa dei possibili dazi cinesi, vedrebbe la sua popolarità calare ulteriormente.